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PLAYLIST MUSICALI SU “MAIALI” E AFFINI

KRS ONE – SOUND OF DA POLICE

“L’aria sta finendo” di Gianna Nannini ha portato alla ribalta una pratica molto comune in musica quando si parla di polizia: l’accostamento ai maiali. Al netto della più o meno ironica indignazione dei vegani, che si offendono per l’accostamento tra poliziotti e maiali, poiché ritengono questi ultimi assai nobili e intelligenti (ed è probabilmente vero), è il caso di tentare una storia essenziale, sicuramente parziale, di come le forze dell’ordine vengano rappresentate in ambito musicale.
Raccogliendo un po’ di dati due cose saltano immediatamente all’occhio. La prima è che difficilmente troveremo brani musicali che esaltino le gesta eroiche dei tutori dell’ordine. Per quanto riguarda l’Italia la memoria si ferma all’imbarazzante “Minchia signor Tenente” di Giorgio Faletti, presentata all’edizione di Sanremo del 1994. Un tripudio di retorica nazionalpopolare, ipertrofizzata dal mai sopito e sempre ossessivo amore degli italiani per le divise.
La seconda è che il genere musicale che maggiormente va d’accordo con la critica feroce alla violenza poliziesca è il rap. Anzi, spingendoci un po’ oltre possiamo dire che non esisterebbe il rap come lo conosciamo, se nel dna non avesse un odio irriducibile per la “gang in blu”.
Negli Stati Uniti, dove la pulizia etnica operata dalle forze nell’ordine ai danni della comunità nera è un dato storicamente assodato più o meno dalla fine della schiavitù, la playlist di pezzi contro la polizia è tendente all’infinito.
Vale sempre la pena raccontare il momento storico in cui il rapporto tra rap e odio per la polizia ha fatto il salto di qualità: è il 1988, a Los Angeles gli N.W.A. di Eazy -E, Dr. Dre e Ice Cube producono l’album “Straight Outta Compton”.
Gli N.W.A. stravolgono le sorti del rap, dando alla luce il gangsta-rap ma soprattutto rendono alla portata di tutti – bianchi indignati compresi – il tema dell’eterna guerra tra la black community e repressione poliziesca, soprattutto con il leggendario pezzo “Fuck the Police”. Quella canzone sarà la colonna sonora delle L.A. Riots del 1992, la rivolta scoppiata in seguito all’assoluzione dei poliziotti che pestarono Rodney King.
Se a cavallo tra l’800 e il ‘900 spiritual, gospel e proto-blues (poi blues nelle varie declinazioni) erano la voce del dolore dei neri ridotti in schiavitù, se negli anni ’70 il funk, il soul e una vastissima scena rock squisitamente black raccontavano una comunità in cambiamento, più consapevole dei propri diritti e sul punto di autodeterminarsi, oggi il rap e l’hip-hop sono armi, armi verbali, armi di protesta e ribellione, armi di uno scontro interrazziale che non sembra conoscere fine. Armi di una guerra contemporanea, affilate su un linguaggio contemporaneo e immediatamente accessibile.
A ogni nero ucciso a sangue freddo – per ogni Eric Garner, per ogni George Floyd, per ogni Breonna Taylor – corrisponde non solo una decisa risposta sociale che puntualmente sfocia in ribellione ma anche una catarsi musicale, che si concretizza nella produzione di decine e decine di brani musicali rap, hip-hop e R&B.
Fa sorridere la reazione dei piccoli e provinciali sindacati nostrani di fronte alla canzone di Gianna Nannini. Fa ridere l’imbarazzante retorica sindacale dei vari Coisp, Sappe, Sap e di tutte le armate brancaleone che rappresentano aree delle forze dell’ordine politicamente ben definite. Fanno ridere i comunicati stampa sull’inviolabilità della divisa, sull’eroismo della categoria, sulla santificazione del Santo Poliziotto protettore degli oppressi, pagine e pagine di patetica autodifesa corporativa, scritte come sempre in copia carbone. Non ho mai letto un rigo da parte di questi soggetti che non fosse incentrato sull’autoassoluzione e sull’autoesaltazione, anche di fronte a fatti di cronaca gravissimi, come le recenti rivolte nelle carceri italiane.
Fa molta tristezza il tono di provincialismo che trasuda in ogni enunciato di queste piccole corporazioni completamente distaccate dalla realtà. Una realtà molto diversa rispetto a quella raccontata nei temini elementari dei comunicati stampa. Una realtà fatta di crimini, di violenza, di torture sistematiche, di omicidi e tentati omicidi, di depistaggi, insabbiamenti, di intere caserme corrotte, di un numero indescrivibile di pubblici ufficiali citati in giudizio per qualsiasi reato contemplato dal codice civile e penale. Una realtà che questi sindacati minimi rifiutano di vedere per semplice malafede ma soprattutto per un esercizio di permanente censura prima nei confronti di sé stessi, poi della società tutta, che dipingono come interamente e incrollabilmente devota alla Sacra Verginità di Madonna Polizia.
Da queste persone non possiamo aspettarci la comprensione di un tema complesso come la violenza di stato in tutte le sue declinazioni, essendone i principali mandanti ed esecutori. Non ci si può quindi attendere una comprensione, nemmeno superficiale, di quale sia la portata di un movimento culturale e globale, su tutti Black Lives Matter, che prende piede ovunque e acquisisce sempre maggior consapevolezza di quale sia il ruolo delle forze dell’ordine nella società contemporanea. Noi quel ruolo lo conosciamo bene, e dentro ciascuno di noi bisogna trovare le armi, ognuno come può, per combatterlo. Anche attraverso la musica.
Un ruolo che queste playlist che vi propongo analizzano e raccontano nel migliore dei modi.

PLAYLIST “BLACK LIVES MATTER”
(IN CONTINUO AGGIORNAMENTO)
PLAYLIST STORICA “POLICE BRUTALITY”
(IN CONTINUO AGGIORNAMENTO)
RAP ITALIANO/EUROPEO E POLIZIA
(IN CONTINUO AGGIORNAMENTO)

Per spaziare liberamente e aggiungere altri brani alle playlist potete fare una libera ricerca su Lyrics, inserendo semplicemente il termine “police”.
Le playlist verranno aggiornate periodicamente.


Abbiamo deciso di rendere pubblico il file originale del libro Malapolizia. Per impedire speculazioni su altri siti come Ebay e Amazon, da questa pagina, con una piccola donazione a vostro piacere, potete scaricare il pdf impaginato di Malapolizia, Prima edizione del 2011.

di Adriano Chiarelli

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22 LUGLIO 2001, GLI ORRORI DI BOLZANETO. LA SENTENZA

Abbiamo deciso di rendere pubblico il file originale del libro Malapolizia. Per impedire speculazioni su altri siti come Ebay e Amazon, da questa pagina, con una piccola donazione a vostro piacere, potete scaricare il pdf impaginato di Malapolizia, Prima edizione del 2011.


22 luglio 2001, ultimo giorno del disastro di Genova.
L’aria sa di sangue, il sangue versato nella scuola Diaz, ma il peggio deve ancora venire. Mentre la calma surreale si impossessa lentamente di una Genova distrutta nell’asfalto e nell’anima, alla caserma di Bolzaneto avvengono violenze, abusi, pestaggi e torture che ricordano da vicino quelle consumate presso la Scuola di Meccanica dell’Armata, un sinistro edificio nell’Avenida Libertador di Buenos Aires, durante la dittatura militare argentina.
La caserma della polizia a Bolzaneto era stata trasformata in un lager dove, al riparo da occhi indiscreti, avvenivano cose indicibili.
Nella sentenza troverete nomi e cognomi del personale di polizia coinvolto nelle torture, nomi già noti ma che è sempre importante ricordare.
Si tratta di un piano ben congegnato.
Se un gran numero di vili agenti di polizia ha eseguito perfettamente un chiaro disegno fatto di abusi, torture e umiliazioni, pagando poco o niente in prima persona, resta da capire chi abbia ordinato e autorizzato tutto ciò.
Molti dei poliziotti coinvolti hanno fatto carriera: agli animali ammaestrati si dà sempre uno zuccherino.

Scaricate la sentenza:

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ISTANTANEE DA UNA RIVOLUZIONE

Vi mostriamo un pezzo di storia attraverso la galleria fotografica raccolta e organizzata dalla pagina facebook People for #vialadivisa, sulle rivolte in corso negli Stati Uniti.
Attraverso la mappa, possiamo avere contezza dell’inarrestabile dilagare di quella che si prospetta come la più grande rivolta per i diritti civili della storia.
A dispetto di chi diceva che i focolai ribelli fossero esplosi solo nei paesi a orientamento Dem.
Tutte le foto vengono da profili di attivisti schierati in prima linea.