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“SOVRANISTI CHE NUOTANO” – TRATTO DA UNA STORIA VERA

“Entro nell’ufficio del produttore con le gambe un po’ tremanti. Ho aspettato a lungo questo momento e oggi finalmente ci siamo.
Lui non è un produttore qualunque, lui è il Produttore, come lo chiamano negli ambienti della Roma che conta.
Alfio Savarese, origini siciliane, 58 anni ben portati, uno yacht, un Rolex d’oro da cinquantamila, svariate amanti, svariati figli, svariate serie TV di successo all’attivo.
La vera consacrazione arrivò con le fiction “Nonno balla virilmente”, “Un medico segreto”, “Vacanze sovrane”, tutte con Gianni Banfi Manfredonia. Successi epocali che cambiarono il modo di scrivere e dirigere le fiction in Italia, o le “fiscion”, come le chiama lui.
Dopo due ore di anticamera Savarese mi accoglie nel suo ufficio. Non mi saluta, armeggia con un tagliacarte: “hai quattro minuti”. Le voci sul suo conto sono vere. Anzi, sono fortunato, di solito concede due minuti, nei quali devi fargli digerire una storia, un’idea, un rigo. Devi fare colpo, oppure sei finito. Quattro minuti, non male.
Entro, saluto, mi siedo. “Hai quattro minuti”, ripete perfido.
Tiro un lungo respiro, entro in apnea mentale. Inizio: “Ho in mente una serie a episodi slegati l’uno dall’altro, tipo Black Mignon. La prima puntata ha questo personaggio, un protagonista solido, aderente alla contemporaneità. Molto ‘tridimensionale’ come personaggio…”.
Mi aspetto una reazione. Nulla.

“Lui è un fiero patriota”, continuo, “con dei principi solidi inculcati dal nonno, reduce della repubblica di Salò, quindi cosa ci dice ciò? Ci dice che è anche ferrato da un punto di vista storico. Giusto? Ama nuotare, perché ritiene che attraverso il nuoto si possa rievocare la virile baldanza del ventennio d’oro. Lui nuota, nuota molto, vive in un’isola, per questo non fa che nuotare. Eppure non sfonda, non riesce a diventare il campione che vorrebbe diventare, ma fa pace con sé stesso e usa la sua tecnica natatoria per altri fini. Infatti, un giorno riunisce alcuni amici isolani amanti del nuoto e del canottaggio e propone loro di unire il sogno natante al sogno di una patria pura e dai confini inviolabili. A supervisionare il tutto c’è la mamma del nostro personaggione. Una signora di un certo tipo, dalla fisicità importante, la vera educatrice del figlio. Vedremo dopo perché”.
Savarese si ridesta dal torpore, ho catturato il suo interesse.
“L’isola dove vive il nostro eroe è al centro di un continuo flusso di migranti in arrivo. La gente del posto è stanca e per sfogarsi si riunisce ogni sera in preghiera davanti a Mr. Papeetee, sgranando rosari e bevendo mojito rituali. Questi rituali raggiungono l’apice quando al settimo mojito tutti si menano con la cinta, ruttano, picchiano e stuprano le donne locali per evitare che a farlo siano i maghrebini che arrivano carichi di droga. Dei veri maschioni alpha, come piacciono alla sua casa di produzione, dott. Savarese. La polizia supervisiona e a volte partecipa direttamente ai rituali, il tutto per evitare che le zecche terroriste infastidiscano i festeggiamenti a Mr. Papeetee, il vero dio pagano della nazione. Arrivo al punto: ‘perché’, si chiede il protagonista ‘in attesa che Mr. Papy diventi re d’Italia non agiamo in prima persona, buttandoci in mare fermando i neri, i mulatti e i non purosangue italiani che invadono i nostri confini e stuprano le nostre donne? Cazzo: sappiamo nuotare, abbiamo canotti e barche, buttiamoci in acqua e aiutiamo la Guardia Costiera d’Italia’ ”. L’idea è questa, dott. Savarese: dei patrioti amanti della pura razza e dei confini inviolati – però patrioti del sud, non del nord, così evitiamo il solito cliché – che sanno nuotare BENE e invece di gozzovigliare andando a polpi e saraghi, fermano i barconi carichi di stranieri prima che calpestino il suolo italico. UN BAYWATCH SOVRANISTA! Che ne dice?”.
Finisco, esco dalla trance narrativa e mi ritrovo Savarese con gli occhi stupiti, sbarrati, decisamente affascinato dall’idea. Tiro giù l’asso: HO GIRATO LA PUNTATA ZERO! La vuole vedere?”.
Sì, dice, sì, fammela vedere. Lo dice convinto, felice, senza pensarci, con la consapevolezza di chi ha tra le mani una vera miniera d’oro.
Devo ringraziare il senatore che mi ha fatto ottenere l’appuntamento. Dovrò ringraziarlo per sempre.
Viva Roma, viva Milano, viva il Nostro Partito!
Viva la Televisione Italiana.
“È fatta”, penso, “è fatta”, gli passo la pennina USB con la puntata zero, la inserisce subito nell’Olivetti e spinge play…

LA PUNTATA PILOTA DI “SOVRANISTI CHE NUOTANO”
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TESTIMONIARE SENZA PAURA: TRE DONNE CONTRO LA POLIZIA LOCALE DI GALLARATE

IL VIDEO DEL FERMO DI GALLARATE OPERATO DALLA POLIZIA LOCALE

La puzza di Lega Nord ha già impregnato questa vicenda e si sente lontana un miglio.

La ragazza che ha ripreso il fermo dell’uomo a Gallarate ha depositato formale denuncia contro gli agenti della polizia locale intervenuti e filmati, ed è difesa dall’avvocato Pietro Romano, del foro di Varese. A lei si sono aggiunte altre due testimoni. Tutte concordano nell’affermare di aver assistito a un palese abuso.

Siamo di fronte a un gran gesto di coraggio, soprattutto in un paese come questo, dove la costante santificazione della divisa impedisce qualsiasi tipo di critica o dubbio sull’operato delle forze dell’ordine. Sarà la parola di queste coraggiose donne contro quella dei pubblici ufficiali, che come sappiamo si distinguono da sempre per “trasparenza” e “imparzialità”.
Alle testimoni auguriamo buona fortuna e offriamo, nel nostro piccolo, il massimo supporto, qualora dovessero verificarsi episodi quantomeno ambigui. Non sarebbe la prima volta che la gang in blue, alla stregua di una qualsiasi organizzazione mafiosa, intimidisca o addirittura minacci i testimoni. E’ già avvenuto in altri casi e avverrà ancora.
E sappiamo anche come vengono condotti certi processi in certi contesti, come dimostra la vicenda di Giuseppe Uva.
Soprattutto da quelle parti al nord, dove le parole d’ordine sono, come ben sappiamo, accoglienza, diritti, multiculturalità, pace sociale.

Valori ben saldi e radicati, come dimostrano le parole del sindaco di Gallarate, il leghista Andrea Cassani, che ha già assolto i poliziotti a prescindere, col solito irritante e retorico discorsetto di quanto sono belle e brave e buone e intoccabili e “rischianolavitaperduespicci” le divise.

Queste le sue parole, che ci ripugna riportare, ma che servono ad avere un quadro chiaro sul livello cui è giunto il “discorso d’odio” portato avanti dalla Lega: «Qualora, come presumo dalle informazioni sommarie che ho avuto finora, verrà confermata la versione fornita dalla Polizia Locale credo che occorrerà tutelare l’immagine dei nostri Agenti che quotidianamente con professionalità e correttezza rischiano la propria vita per occuparsi di criminali tutelati, più di quanto non lo siano gli stessi agenti, dallo Stato».

Anche le parole vanno combattute. La lega si combatte anche smontandone punto per punto l’insopportabile retorica dell’odio, che passa anche E SOPRATTUTTO per la difesa d’ufficio delle divise.


Abbiamo deciso di rendere pubblico il file originale del libro Malapolizia. Per impedire speculazioni su altri siti come Ebay e Amazon, da questa pagina, con una piccola donazione a vostro piacere, potete scaricare il pdf impaginato di Malapolizia, Prima edizione del 2011.

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bufale e fake news

IL 5G E I DISAGIATI ELETTROMAGNETICI

 “Il 5G non può essere fermato, perché vorrebbe dire di voler fermare la biga dopo l’invenzione della ruota, o l’industria meccanica dopo il motore a vapore. Ma il modo migliore e necessario per valutare gli eventuali rischi per la salute umana, e risolverli, è quello di combattere la disinformazione che sta avvelenando dibattito e ricerche”,  [Innocenzo Genna,  esperto di regolamentazione europea delle telecomunicazioni e di Internet]

Anche fermare le bufale che circolano intorno al 5G sembra impossibile, perché questa volta non sono esclusivo appannaggio dei novax o dei terrapiattisti, ma coinvolgono e ingannano anche laureati e soggetti qualificati, non certo degli sprovveduti.
C’è di più, il dilagare di infomerda sul 5G è dovuto proprio a uno studio scientifico indipendente del 2007 intitolato Bioinitiative Report, il “China Study” delle onde elettromagnetiche, praticamente.
Il Bioinitiative Report arrivava a conclusioni abbastanza lapidarie e allarmanti:

Bioeffects are clearly established and occur at very low levels of exposure to electromagnetic fields and radiofrequency radiation. Bioeffects can occur in the first few minutes at levels associated with cell and cordless phone use. Bioeffects can also occur from just minutes of exposure to mobile phone masts (cell towers), WI-FI, and wireless utility ‘smart’ meters that produce whole-body exposure. Chronic base station level exposures can result in illness“.

Secondo questa equipe di ricercatori, anche bassissime esposizioni alle onde elettromagnetiche della telefonia mobile, delle reti wifi e persino dei cordless, potevano risultare cancerogene. Lo studio si arenò nel 2012, seppellito dal discredito della comunità scientifica tutta, e il 4G potè diffondersi tranquillamente.
Oggi, con l’arrivo del 5G le tesi balzane della Bioinitiative Report sembrano tornare in auge.

Andiamo con ordine.
Una nota sul 5G: “è l’infrastruttura candidata a gestire l’Internet delle cose. Dal 2018 al 2022 ci saranno 22 miliardi di nuovi oggetti collegati a Internet a cui si aggiungono 621 milioni di nuovi utenti Internet e 605 milioni di nuove sottoscrizioni mobile che faranno crescere il traffico dati in media del 46% all’anno.  Il 5G è progettato per poter reggere un numero così alto di connessioni contemporaneamente e un simile traffico. Inoltre, essendo molto più flessibile rispetto al 4G nel gestione della banda, potrà gestire sia le frequenze più alte, che daranno connessioni più veloci, sia le frequenze più basse, che garantiranno la copertura maggiore. In questo modo, proprio come serve all’IoT (Internet delle cose), il 5G sarà la soluzione più adatta per poter avere ampia copertura, a basso costo e con bassi consumi di energia, anche in presenza di collegamenti molto sporadici”.
Le frequenze: i campi elettromagnetici a radiofrequenza saranno emessi in bande di frequenza (694-790 MHz, 3,6-3,8 GHz e 26,5-27,5 GHz) diverse da quelle utilizzate attualmente per la telefonia mobile (da 800 MHz a 2,6 GHz). Onde elettromagnetiche di così elevata frequenza, durante la loro propagazione, non riescono a penetrare attraverso gli edifici o comunque a superare ostacoli, ed inoltre vengono facilmente assorbite dalla pioggia o dalle foglie. Per questo motivo sarà necessario utilizzare, in maggiore
misura rispetto alle attuali tecnologie di telefonia mobile, le cosiddette small cells, aree di territorio coperte dal segnale a radiofrequenza
le cui dimensioni, che possono andare da una decina di metri (indoor) a qualche centinaio di metri (outdoor), sono molto inferiori a quelle delle macrocelle che possono essere estese anche diversi chilometri.
Ecco spiegato il proliferare di antenne per la trasmissione di frequenze a 5G. Antenne che, nel Regno Unito, qualcuno sta pensando bene di bruciare in serie, costringendo il governo a intervenire.
Come se il Coronavirus da solo non fosse già un discreto casino.
Sì, la gente nel Regno Unito ha cominciato a bruciare le antenne, come dei novelli Don Chisciotte. Perché il 5G è il capro espiatorio del momento, per alcuni è persino la causa della pandemia.
Sulle correlazioni tra 5G e Coronavirus nemmeno ci soffermiamo.
Ciò che ci preme smentire è il millantato e non dimostrato nesso di causa -effetto tra 5G e alcuni tipi di tumore.
Anzitutto avere tante antenne significa che i livelli di esposizione diminuiranno e questo perché le potenze di emissione saranno più basse.
Che ricadute hanno le onde elettromagnetiche del 5G sul corpo umano?
Identiche a quelle del 2G, del 3G e del 4G: scarse o nessuna. Salvo eccezioni più uniche che rare.
Alla pari del Bioinitiative Report, in Italia a creare più di un allarme è stata la ricerca dell’Istituto Ramazzini che a seguito di sperimentazioni sui topi rilevava un aumento di:

“[…]schwannomi maligni, tumori rari delle cellule nervose del cuore, nei ratti maschi del gruppo esposto all’intensità di campo più alta, 50 V/m. Inoltre, gli studiosi italiani hanno individuato un aumento dell’incidenza di altre lesioni, già riscontrate nello studio dell’NTP: l’ iperplasia delle cellule di Schwann sia nei ratti maschi che femmine e gliomi maligni (tumori del cervello) nei ratti femmine alla dose più elevata[…]” 

Lo studio dell’istituto Ramazzini (che in realtà è solo una cooperativa sociale, non un istituto scientifico accreditato) è stato smentito da più parti, come ben riportato in questo pregevole lavoro di fact checking.
Andando ai piani alti, secondo la IARC, una delle massime autorità mondiali per la ricerca sul cancro, il complesso degli studi esaminati non supporta l’ipotesi di cancerogenicità dei campi elettromagnetici “con l’eccezione di alcuni studi epidemiologici di tipo caso-controllo che hanno evidenziato, a differenza di altri analoghi studi, un aumento del rischio di glioma (un tumore maligno del cervello) e di neurinoma del nervo acustico (un tumore benigno) in relazione all’uso intenso di telefoni cellulari”.
Se passi otto ore al giorno attaccato al cellulare bene non fa.

Quanto alle onde emesse dalle famigerate antenne del 5G, queste hanno effetti infinitesimali sull’organismo umano.
Il rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità italiana afferma che:

[per quanto riguarda] la banda 26,5-27,5 GHz, a tali frequenze le onde elettromagnetiche vengono riflesse o assorbite superficialmente a livello della pelle, senza quindi penetrare all’interno del corpo. Ciò indica che a tali frequenze non possono essere estrapolati i risultati degli studi epidemiologici che suggeriscono un aumento di rischio di tumori intracranici negli utilizzatori di telefoni cellulari, e tanto meno quelli dei recenti studi sperimentali dell’NTP e dell’Istituto Ramazzini [7,8] in cui gli incrementi di schwannomi sono stati osservati nella regione del cuore degli animali esposti. D’altra parte, il fatto che le onde non raggiungono gli organi interni non significa di per sé che non possano essere pericolose. Si pensi infatti alla radiazione ultravioletta, quale quella emessa dal Sole, anch’essa completamente assorbita dalla pelle, che aumenta il rischio di tumori cutanei nei soggetti più esposti e per questo è stata classificata dalla IARC come “cancerogena per gli esseri umani” (gruppo 1) [10]. Si ricorda tuttavia che nel caso della radiazione ultravioletta, a differenza dei campi elettromagnetici a radiofrequenza, sono stati identificati i meccanismi di danno al DNA che la rendono cancerogena”.

I raggi UVA sono realmente cancerogeni e vi siamo esposti ogni giorno.
Per il 5G non esiste alcuna evidenza scientifica:

In conclusione, i dati disponibili non fanno ipotizzare particolari problemi per la salute della popolazione connessi all’introduzione del 5G. Tuttavia è importante che l’introduzione di questa tecnologia sia affiancata da un attento monitoraggio dei livelli di esposizione (come del resto avviene già attualmente per le attuali tecnologie di telefonia mobile) e che proseguano le ricerche sui possibili effetti a lungo termine.

E le regole non mancano, molto rigide in tal senso, come si evince a partire da pag 51 di questo documento, al capitolo ” OSTACOLI NELL’INSTALLAZIONE DI IMPIANTI DI TELECOMUNICAZIONE MOBILE E BROADBAND WIRELESS ACCESS E ALLO SVILUPPO DELLE RETI DI TELECOMUNICAZIONE IN TECNOLOGIE 5G”, a cura del garante per
le telecomunicazioni.


L’IRRESISTIBILE VOGLIA DI MEDIOEVO

Già nel 2012 con l’avvento del 4G si sollevarono proteste insensate, come spesso accade nei confronti delle novità tecnologiche delle quali non conosciamo né la complessità né le ricadute in termini di benefici o effetti collaterali.
Accadeva anche a cavallo di fine ‘800 e inizio ‘900 con il diffondersi dell’elettricità., come mostrato in questa vignetta dell’epoca:

Polemiche destinate a evaporare senza lasciar traccia, esattamente come accadrà con questo breve delirio complottistico intorno al 5G.
Oggi abbiamo l’elettricità, nessuno è morto per esposizione a 2g, 3g e 4g.
Nessuno morirà per il 5G.
La gente ne trarrà beneficio, navigherà su Pornhub più velocemente e scaricherà alla velocità della luce i giochi crackati, le serie e i software per Windows 10, il Suv in leasing parlerà con la lavatrice comprata a rate e sarà un mondo più connesso. Utile o non utile, lucroso o meno, monopolio delle società di comunicazioni o meno non è il tema di questo articolo.

A coloro che in questi giorni rincorrono una paranoia via l’altra, ricorderei una serie di temi dei quali occuparsi in maniera stabile, molto più importanti nonché realmente realmente nocivi per il pianeta e per l’umanità.
Li propongo in chiusura di questo mio breve contributo, in ordine sparso – a cazzo proprio – casomai queste orde di disagiati elettromagnetici dovessero decidere di impiegare meglio rabbia, tempo ed energie:
Su tutti – OVVIAMENTE – il capitalismo, origine di ogni male del presente, COVID-19 compreso.
Poi a piacere: amianto; raggi UVA; diossina; carne da allevamenti intensivi; coltivazioni intensive; land grabbing; radiazioni; uranio impoverito; polveri sottili; anticrittogamici; pesticidi per raccolti di frutta e verdura; glifosato; cementificazione; inquinamento falde acquifere; estinzione di specie a rischio; effetto serra; disboscamento; musica neomelodica; combustibili fossili; alluminio nei deodoranti; fluoro nei dentifrici; grassi saturi; caseina; violenza poliziesca; guerre; terrorismo; stati uniti d’america; povertà; mafie; narcotraffico; bombe intelligenti; balli latinoamericani; riscaldamento globale scioglimento dei ghiacciai.
Mi fermo qui.
Cari nemici delle onde radio, scegliete un tema e occupatevene a tempo pieno. Impiegate meglio il vostro talento.
Di evidenze dell’infondatezza di qualsiasi correlazione tra 5G e tutti i mali del mondo dovrebbero essercene abbastanza.
Se quanto letto finora non dovesse bastare, ecco un elenco ragionato di fonti scientifiche e studi da consultare:

ICNIRP (l’International Commission on non-ionizing radiation protection.

SCHEER (lo Scientific Committee on Health, Environmental and Emerging Risks, un comitato scientifico della Commissione Europea).

Health Council of the Netherlands.

Radiofrequency Bioeffects Research (ACRBR).

European Commission’s EMF-NET.

Institute of Electrical and Electronics Engineers (IEEE) .

German Federal Office for Radiation Protection.

French Agency for Environmental and Occupational Health Safety.


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