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LA LEGGE E GLI IGNORANTI CHE LA RAPPRESENTANO

Un video girato a Olbia. Cittadina vs. polizia locale.

C’è una pandemia in corso. Siamo in piena emergenza.
Abbiamo già spiegato in questo post quanto la pluralità di norme, leggi, decreti e decretini possa creare confusione.
Eppure questa ondata di autoritarismo incontrollato non sembra diminuire.
Anzi, sembra stia avvenendo proprio il contrario.

Sulla nostra pagina facebook arriva ogni giorno una quantità abnorme di video e testimonianze di presunti abusi, sia fisici che amministrativi, commessi dalle forze dell’ordine nei confronti di liberi cittadini.
Riteniamo a questo punto doveroso provare a fare un po’ di chiarezza su alcuni aspetti.

In sintesi, cosa dice il  DPCM 11 marzo 2020 in materia di spostamenti?

Si deve evitare di uscire di casa. Si può uscire per andare al lavoro  o per ragioni di salute o per altre necessità, quali, per esempio, l’acquisto di beni necessari. Si deve comunque essere in grado di provarlo, anche mediante autodichiarazione che potrà essere resa su moduli prestampati già in dotazione alle forze di polizia statali e locali. La veridicità delle autodichiarazioni sarà oggetto di controlli successivi e la non veridicità costituisce reato. È comunque consigliato lavorare a distanza, ove possibile, o prendere ferie o congedi. Senza una valida ragione, è richiesto e necessario restare a casa, per il bene di tutti. […] È sempre possibile uscire per andare al lavoro, anche se è consigliato lavorare a distanza, ove possibile, o prendere ferie o congedi. “Comprovate” significa che si deve essere in grado di dimostrare che si sta andando (o tornando) al lavoro, anche tramite l’autodichiarazione vincolante di cui alla FAQ n. 1 o con ogni altro mezzo di prova, la cui non veridicità costituisce reato. In caso di controllo, si dovrà dichiarare la propria necessità lavorativa. Sarà cura poi delle Autorità verificare la veridicità della dichiarazione resa con l’adozione delle conseguenti sanzioni in caso di false dichiarazioni.
Aggiungiamo noi: si può uscire per la spesa, per acquistare il giornale, beni di prima necessità, portare a spasso il cane, correre entro duecento metri dalla propria abitazione, andare in farmacia. Tutte cose che sappiamo già, ripetute e straripetute fino alla nausea.
Abbiamo riportato i punti più importanti, abbastanza esaustivi di ciò che è concesso fare e cosa no. Per una lettura completa del decreto, andate qui.

Insomma, non sembra ci sia ampio spazio per la discrezionalità da parte degli operatori di pubblica sicurezza. Ciò che va sanzionato oppure no appare abbastanza chiaro. Eppure, dalle testimonianze che ci arrivano, sembra che l’arbitrio, l’abuso e lo scavalcamento continuo di quanto stabilito dal decreto che i pubblici ufficiali sono chiamati ad applicare – stiano diventando prassi quotidiana.
In alcuni casi gli abusi sfociano in violenza fisica o verbale.
E questo non va bene, anche perché, qualora ci fossero ulteriori dubbi, la legge parla chiaro.
Le segnalazioni che ci arrivano hanno alcuni punti in comune.
Uno su tutti: il rifiuto di fornire i documenti all’operatore di pubblica sicurezza che li richiede.
Altro punto: molti testimoniano di aver subito ingiustamente multe e sanzioni, pur rispettando quanto stabilito dal DPCM 11 marzo 2020.
Nel secondo caso personalmente, dopo attenta analisi, non ho motivo di dubitare della veridicità delle testimonianze che qui di seguito vi propongo.

Questa:

Oppure questa:

Queste:

Ma soprattutto questa, nata dal rifiuto di esibire i documenti di identità:

Molti dubbi invece sorgono sulla professionalità di certi operatori, quasi mai all’altezza dei compiti loro assegnati e vistosamente ignoranti in materia di legge e diritto.
Questo articolo è per chiarire le idee anche a loro.

SONO OBBLIGATO A ESIBIRE I DOCUMENTI SE ME LI CHIEDONO?

NO!
Secondo una sentenza della Corte di Cassazione ci si può rifiutare di esibire la carta d’identità a un carabiniere o a un poliziotto senza per questo commettere alcun reato. Il codice penale punisce infatti solo il rifiuto di fornire indicazioni sulla propria identità ma non la mancata esibizione di un documento (la pena è l’arresto fino a un mese o l’ammenda fino a 206 euro).
La Corte fa un’importante precisazione: la condotta di chi si rifiuta di esibire un documento di identità alle autorità può tutt’al più costituire violazione di un’altra norma: quella prevista dal testo unico sulle norme di pubblica sicurezza, ma solo se si tratta di persona pericolosa o sospetta. Se quindi non vi sono motivi di ritenere che la persona fermata dai carabinieri o dalla polizia abbia commesso, o stia per commettere, un illecito non la si può costringere a fornire i documenti di identità, ma le si possono chiedere le generalità come nome, cognome, indirizzo di residenza, lo stato familiare o altre qualità personali. Nient’altro. Non c’è alcun obbligo, anche se richiesto dalle autorità, di mostrare carta di identità, codice fiscale, tessera sanitaria, passaporto o patente (salvo, in quest’ultimo caso, che si stia guidando un’auto).

La legge non ammette ignoranza, a maggior ragione da parte di chi la rappresenta.
Ma il materiale che ci arriva abbondante, dimostra che l’ignoranza tra i rappresentanti della legge va assai di moda.

SI POSSONO EFFETTUARE RIPRESE A OPERATORI DI PUBBLICA SICURREZZA NELL’ESERCIZIO DELLE PROPRIE FUNZIONI?

In assenza di norme incontrovertibili (quelle in vigore sono molto sfumate) la risposta non è né semplice né univoca.
Quelli più tutelati in tal senso sono giornalisti e videogiornalisti che possono appellarsi al diritto di cronaca con maggior facilità rispetto a un comune cittadino.
Il comune cittadino rischia di più ma ha facoltà di tutelarsi attraverso video riprese se:

  • gli agenti danno il loro consenso ad essere ripresi,
  • o se, in assenza di consenso, ne sono stati oscurati i volti, le voci e i dati personali,
  • o se si tratta di un abuso realmente grave da diventare di pubblico interesse per la collettività.

In un momento come questo in cui è necessario tutelarsi da questi sceriffi che interpretano il codice penale e i decreti ministeriali come se interpretassero l’oroscopo di Branko, credo spetti al cittadino stabilire se sia vittima di abuso o meno.
Poi nel caso se ne parla in tribunale. E anche in quel caso, con i giudici che ci ritroviamo, buona fortuna a tutti.