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LE COMPARSATE TV DELLE DIVISE

Abbiamo deciso di rendere pubblico il file originale del libro Malapolizia. Per impedire speculazioni su altri siti come Ebay e Amazon, da questa pagina, con una piccola donazione a vostro piacere, potete scaricare il pdf impaginato di Malapolizia, Prima edizione del 2011.


Non ci piace intervenire sui casi mainstream, quelli di cui parlare superficialmente sotto l’ombrellone col calippo in mano, ma in questo caso faremo un’eccezione. Col dovuto rispetto che le circostanze richiedono.
Parliamo del caso di Viviana e Gioele, scomparsi a Caronia e poi ritrovati morti per cause ancora da accertare. Il papà di Gioele ha diffuso un video molto controverso, riguardante le ricerche dei suoi congiunti – ricerche a suo dire inefficaci. Ci sentiamo di condividere questa sua valutazione per un motivo molto semplice: un ingente dispiegamento di forze dell’ordine, cani molecolari e addirittura medium non ha portato a nulla per giorni e giorni. Una battuta di ricerca composta di soli volontari ha rimediato a quelli che sembrano errori e superficialità di coloro li avevano preceduti: carabinieri, polizia, vigili del fuoco e protezione civile. C’è poco da dire su questo. Il papà di Gioele ha pienamente ragione.

Il video diffuso dal papà di Gioele mostra quello che sembra un militare (forse un carabiniere di qualche reparto speciale tipo i “cacciatori”) intento a simulare un momento di ricerca tra i cespugli, il tutto con un cameraman che lo segue di spalle.

Le ipotesi sono due
1) Il cameraman appartiene alle forze dell’ordine e sta girando delle immagini da montare per filmati a uso interno. Un’ipotesi debole, perché le forze dell’ordine divulgano filmati quasi esclusivamente in caso di operazioni concluse con successo. Parliamo di sequestri, blitz, retate e via dicendo. Non è questo il caso, visto che su Gioele non hanno concluso nulla.


2) Il cameraman appartiene a qualche troupe televisiva. Potrebbe essere “Chi l’ha Visto” o qualche testata giornalistica locale/nazionale. In questo caso significherebbe che il militare si stia prestando a una comparsata per immagini da montare in un servizio o un reportage. Il livello etico di questa seconda ipotesi si commenta da solo, sia per quanto riguarda il militare che per quanto riguarda il cameraman.


Anni di esperienza in tv mi fanno propendere per la seconda ipotesi e aprono una serie di riflessioni.
La vicinanza, già vista mille volte e in mille occasioni, tra media e forze dell’ordine si risolve spesso in situazioni imbarazzanti come quella mostrata in video.
Siamo al limite del propagandistico, perché quando si “artefanno” immagini così si sta facendo propaganda e a questo gioco si prestano sia le divise che gli operatori televisivi, questi ultimi nel senso più ampio possibile del termine.
L’episodio denota anche un’enorme mancanza di rispetto e sensibilità per chi vive sulla propria pelle questa tragedia.
Quanto alle ricerche, qualcuno dovrà rispondere chiaramente ai quesiti sollevati dal papà di Gioele: pensavate a farvi filmare dalle telecamere o a battere quei campi centimetro per centimetro?